NOVELLIERI PER UN GIORNO SULLE ORME DI GIOVANNI BOCCACCIO

Spesso le persone sottovalutano la bellezza delle vecchie storie. 
Noi della classe 2^D SSIG, per immedesimarci in Boccaccio, ci siamo cimentati nella scrittura di novelle in stile Decameron

Il nostro gruppo doveva raccontare di un amore tragico e passionale.

LA FELICITÀ NEL MARE

Lorenzuccio da Pisa non era un mercante come gli altri. Aveva solo diciotto anni, ma viaggiava già da solo con la sua barca carica di stoffe colorate.

Quando arrivò a Napoli, rimase a bocca aperta: il mare era blu come le piastrelle di Santa Chiara, il Vesuvio fumava piano e per le strade c’era sempre musica allegra.


Al porto di Santa Lucia conobbe Marina; non era una principessa, era figlia di un pescatore e viveva di quello che donava il mare. Aveva i capelli spesso arruffati dal vento e gli occhi che sembravano sorridere sempre.


“Perché sorridi continuamente?” le chiese Lorenzuccio.
“Perché il mare mi ha insegnato che dopo la tempesta torna sempre il sole” rispose lei.
Dopo poco tempo si resero conto che il loro legame era molto più di una semplice amicizia e lui, per dimostrare quanto ci teneva a lei, le regalò un pregiato nastro rosso.
Iniziarono a incontrarsi di nascosto e, tra risate sul molo e passeggiate in riva al mare, cominciarono ad accumulare bei ricordi.
“Quando diventerò ricco, tornerò con una casa grande e ti porterò a Pisa. Ti farò vedere l’Arno, il fiume della mia città”.
Marina annuì e rispose dicendo: “E io ti mostrerò che la felicità vera è qui, nel mare”.
Un giorno arrivò una tempesta fortissima.
Il cielo diventò nero e le onde erano alte come case. Tutte le barche tornarono a riva, tranne una: quella del padre di Marina, che era rimasta al largo. Marina non ci pensò due volte, prese una piccola barca e uscì in mare per salvarlo. “Aspetta!” gridò Lorenzuccio dal molo. “È troppo pericoloso!”.
Lei si voltò un attimo e sorrise, proprio come il primo giorno. “Mio padre mi ha dato tutto, ora tocca a me!”.
La tempesta durò tutta la notte. La mattina dopo il mare era calmo e blu, come se non fosse successo niente, sembrava impossibile che poche ore prima ci fosse l’inferno.
La barca del padre arrivò a riva, vuota. Di Marina e della sua barca nessuna traccia.
Lorenzuccio non ci stette. Prese la sua barca da mercante, legò un nastro di seta rossa all’albero maestro e uscì in mare a cercare Marina.
Remò per ore. Chiamò il suo nome finché non ebbe più voce. A un certo punto, tra le onde, vide galleggiare qualcosa: era il nastro di seta che lui le aveva regalato il primo giorno. Lo tirò su. Era ancora annodato, come se l’avesse stretto in mano fino all’ultimo.
Lorenzuccio capì. Si sedette in mezzo al mare calmo e pianse.
Il Vesuvio era rosa, l’acqua era limpida e tranquilla, era tutto bellissimo e terribile insieme.
Tornò a riva senza dire una parola.
Non ripartì più per Pisa. Vendette le stoffe e comprò una piccola barca da pesca.


Da quel giorno, ogni mattino, Lorenzuccio usciva all’alba. I pescatori lo prendevano in giro: “Pisano, che ci fai con le reti? Torna alle stoffe!”. Lui legava sempre il nastro di seta rossa alla barca e rispondeva: “Cerco la felicità, Marina diceva che sta nel mare”.
Non la ritrovò mai. Ma ogni volta che il sole sorgeva e il mare era liscio come l’olio, Lorenzuccio pensava che, per un po’ di tempo, lui la felicità l’aveva avuta davvero. Il mare, anche se se l’era presa, almeno gliel’aveva fatta conoscere.
Per questo, ogni sera, lasciava un nastro nuovo sulle onde.

di Teresa Lampugnani, Ray Velez, Vittoria Vignolo e N., classe 2^D a.s 2025/2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *