Introduzione: Mondadori, romanzo, 13,50 euro, Italo Calvino, pp. 148, 1947, Torino.
Trama: Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino racconta la storia di Pin, un bambino che vive in un paese ligure durante l’occupazione nazista e la guerra partigiana. Pin è orfano di fatto: i genitori non ci sono più e vive con la sorella maggiore, una prostituta, con cui ha un rapporto distaccato e problematico. Questa condizione lo rende isolato e lo spinge a cercare compagnia tra gli adulti, soprattutto nell’osteria del paese.
All’inizio del romanzo, Pin passa gran parte del suo tempo all’osteria, dove ascolta i discorsi degli uomini. Tuttavia, non viene mai preso sul serio: gli adulti lo deridono e lo trattano come un bambino fastidioso. Per reagire a questa esclusione, Pin cerca continuamente di attirare l’attenzione con gesti provocatori e racconti inventati.

Un giorno, su istigazione di uno degli uomini dell’osteria, Pin compie un gesto decisivo: ruba una pistola a un soldato tedesco che frequenta sua sorella e, dopo averla rubata, Pin non la consegna a nessuno: invece, la nasconde in un luogo segreto conosciuto solo da lui, il “sentiero dei nidi di ragno”, un posto isolato tra la vegetazione dove i ragni fanno i loro nidi.
Il furto viene scoperto e Pin viene arrestato dai fascisti. In carcere, il bambino entra in contatto con un ambiente completamente nuovo. Qui conosce Lupo Rosso, un giovane partigiano esperto e sicuro di sé, che rappresenta per Pin un modello di forza e appartenenza. Pin cerca di avvicinarsi a lui e di guadagnarsi la sua considerazione, ma il rapporto resta limitato.
Durante la prigionia, i partigiani organizzano un’evasione e Pin riesce a fuggire insieme a loro. Dopo la fuga, il bambino si unisce a una brigata partigiana che opera sulle montagne. Questo passaggio segna un cambiamento importante: Pin entra nel mondo della Resistenza, ma continua a viverlo da estraneo.
Pin cerca di integrarsi, ma non riesce a trovare il suo posto. I partigiani non lo considerano davvero uno di loro: lo vedono come un bambino, una presenza marginale, questo lo porta a sentirsi escluso un’ altra volta.
Un elemento importante della trama è la pistola rubata. Pin non rivela mai dove l’ha nascosta, nemmeno quando i partigiani cercano armi. Questo segreto diventa una sorta di rifugio psicologico: è qualcosa che appartiene solo a lui, un modo per mantenere un’identità e un controllo in un mondo che non lo accetta pienamente.

Nel corso della permanenza con i partigiani, emergono tensioni interne al gruppo. Ci sono litigi, sospetti e comportamenti discutibili. In particolare, il Dritto mostra segni di squilibrio e violenza creando un clima instabile. La guerra non è rappresentata attraverso grandi battaglie eroiche, ma attraverso episodi frammentari, momenti di attesa e dinamiche interne al gruppo.
Un altro personaggio significativo è il Cugino, un uomo solitario e taciturno. A differenza degli altri adulti, il Cugino non deride Pin e non cerca di imporsi su di lui. Tra i due si crea un legame implicito, fatto di comprensione reciproca e silenzi. Pin percepisce che il Cugino è diverso dagli altri, più vicino al suo modo di vedere il mondo.
A un certo punto, la situazione nella brigata si deteriora. Le tensioni aumentano e si verificano episodi di violenza e disorganizzazione. Pin, sempre più disorientato, decide di allontanarsi. La sua esperienza con i partigiani non gli ha dato il senso di appartenenza che cercava, ma gli ha mostrato la complessità e le contraddizioni del mondo adulto.
Costretto a cavarsela da sé, Pin vaga e riflette, tornando con il pensiero al suo sentiero segreto, quel luogo diventa il simbolo della sua infanzia e della sua identità, qualcosa a cui aggrapparsi in un mondo che continua a sfuggirgli. Tuttavia, il suo sguardo è cambiato: l’esperienza con i partigiani lo ha reso più consapevole, anche se non completamente maturo.
Nel finale, Pin incontra di nuovo Cugino e decide di portarlo al sentiero dei nidi di ragno. Questo gesto è significativo, perché rappresenta la sua volontà di condividere il proprio mondo con qualcuno, rompendo la barriera della solitudine. Tuttavia, una volta arrivati, scopre che la pistola non è più al suo posto: qualcuno l’ha presa. Questo evento simboleggia la perdita dell’illusione di avere un rifugio sicuro e inviolabile.
Nonostante questa scoperta, la presenza di Cugino accanto a lui offre una forma di consolazione. Anche se il suo segreto non esiste più, Pin non è completamente solo. Il romanzo si chiude in modo aperto, senza una vera soluzione, ma con la possibilità di un legame umano autentico.
Note positive e negative
Note positive: a me è piaciuto il personaggio di Pin poiché è un personaggio in cui è stato facile immedesimarsi, inoltre ho gradito la transizione che era presente da un luogo all’ altro (i viaggi che fanno i personaggi da un luogo all’ altro) , apprezzato le descrizioni dei luoghi della narrazione e anche i monelleschi comportamenti di Pin ed infine ho adorato il finale, di cui riporto anche le parole: “C’è pieno di lucciole” dice il Cugino. “A vederle da vicino, le lucciole,” dice Pin, “Sono bestie schifose anche loro, rossicce. “Sì” dice il Cugino “ Ma viste così sono belle.
E continuano a camminare, l’omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle alle lucciole, tenendosi per mano.
Note negative: purtroppo non ho apprezzato la descrizione caratteriale dei personaggi ( esclusa quella di Pin), il che non mi ha permesso di immedesimarmi negli altri personaggi, poi non ho trovato la “magia” che ho trovato per esempio nella Deledda, inoltre penso che la storia abbia un ritmo narrativo troppo lento, il che mi ha portato ad annoiarmi mentre leggevo.
Conclusione: Tutto sommato è un bel romanzo con i suoi punti deboli e i suoi punti di forza, e ne consiglio la lettura soprattutto a coloro che non amano generi tipo fantasy ecc.
Davide Venturi 2H SSIG a.s. 2025/2026