Una volta che pure Amelia sapeva quello che il preside aveva detto, decise di andare direttamente da Jasmine con Amelia e chiederle se, come aveva detto il preside, James aveva passato il pomeriggio con lei. Jasmine disse che lei e James avevano passato tutto il pomeriggio insieme e se ne era andato alla dieci e mezza. Tyler e Amelia rimasero inchiodati sul posto dopo le affermazioni di Jasmine, perché lei era famosa per non saper mentire, e sembrava davvero sincera.

Decisero allora di andare a parlare al coach della squadra, che ammise che nell’ultimo periodo James sembrava distratto, così aveva parlato con il padre, avvertendolo che, se avesse continuato a giocare così, avrebbe perso la sua borsa di studio, che sarebbe andata a Tyler.
A quel punto Amelia si illuminò in volto e esclamò: “Ho capito!”. Tyler la guardò senza capire, quindi, quando iniziò a trascinarlo dall’altra parte della scuola, le chiese spiegazioni.
Quando furono abbastanza lontani dagli altri studenti, Amelia si voltò e disse: “È stato il preside!”
Subito Tyler non capì, quindi Amelia gli spiegò meglio: “La riunione dell’altro ieri serviva per decidere definitivamente a chi sarebbero andate le borse di studio, e quella per il miglior giocatore di football doveva andare a James, ma, visto che nell’ultimo periodo non gioca bene, la borsa di studio sarebbe andata a te… Il preside, sentendo questo, ha deciso che, per far tornare in forma il figlio avrebbe dovuto eliminare prima gli ostacoli, ovvero te e Jasmine. Così, per metterti fuori gioco, ha fatto il graffito e lo ha firmato con il tuo nome, così ti avrebbero sospeso e James sarebbe tornato il migliore. Ma qualcosa non mi torna… che cosa poteva fare per mettere fuori gioco Jasmine?”
Quando pure James unì i pezzi mancanti della loro indagine, i due corsero dal preside, che non ne voleva sapere di riceverli, ma dopo mezz’ora che non si smuovevano dalla segreteria, disse alla povera segretaria che potevano entrare. Amelia sapeva che il preside avrebbe negato, ma non si fermò.
“Sappiamo cosa ha fatto” cominciò Amelia.
“Non so di che cosa stiate parlando” negò il preside.
“Lo ammetta…” lo sfidò un po’ titubante Tyler .
“Sappiamo che ha fatto lei il graffito sul muro, per poi firmarlo con il nome di Tyler, in modo che sarebbe stato sospeso e suo figlio non avrebbe avuto più nessun ostacolo alla sua borsa di studio!” sputò Amelia.
Il preside rimase inorridito per l’aggressione verbale di Amelia, ma, proprio mentre stava per aprire bocca, irruppe nella stanza Jasmine con la segretaria che cercava di fermarla senza nessun successo. Appena Jasmine riprese fiato, ammise tutto: “Sono stata io! Ho fatto io il graffito e l’ho firmato con il nome di Tyler!”.
Tutti fecero fatica a capire le parole di Jasmine perché scoppiò subito a piangere. Amelia chiese a Jasmine di spiegarsi meglio.
“Come è possibile? Prima ci avevi detto che avevi passato tutto il pomeriggio con James…” chiese sconvolta e imbarazzata.
“Infatti ho passato tutto il pomeriggio con James” affermò Jasmine.
“Allora quando lo avresti fatto?” domandò Amelia.
“James mi aveva detto che il coach lo aveva richiamato nel suo ufficio per dirgli che nell’ultimo periodo lo vedeva distratto e che stava rischiando la borsa di studio, così ho deciso che dovevo fare qualcosa. Suo padre gli avrebbe vietato di vedermi, allora, prima della riunione dell’altro pomeriggio, sono entrata di nascosto e ho fatto quel graffito, così che avrebbero sospeso James e la borsa di studio sarebbe stata di James…” spiegò Jasmine tra un singhiozzo e l’altro.
Amelia si avvicinò a Jasmine con un pacchetto di fazzoletti e la strinse tra le sue braccia. Jasmine si soffiò il naso e sollevò gli occhi ancora lucidi di lacrime per poi posarli su James e mugolare un debole “scusa”, poi guardò il preside e aggiunse: “Mi scusi, non volevo far ricadere la colpa su di lei o su Tyler, semplicemente, non volevo che lo convincesse a lasciarmi” si scusò.
Il preside aggiunse: “Tranquilla non dirò a James che sei una distrazione per lui… se sei arrivata a tanto solo per non dover lasciare mio figlio, vuol dire che ci tieni, e solo uno stupido non vedrebbe che anche lui tiene a te”.
Il preside quindi la perdonò, ma aggiunse una piccola condizione: “Non ti sospenderò né farò nulla del genere, ma dopo la scuola dovrai venire qua a scuola e pulire il muro dal graffito”. Gli occhi di Jasmine si illuminarono di gioia e, senza pensarci due volte, corse a stringere la mano al preside.
Margherita Canovaro, classe 2^C SSIG a.s. 2025/2026, membro della Redazione
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